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Diritto 24 - Procedura di esdebitazione, il punto sulla legge 'salva-suicidi'

A cura dell'avv. Martina Di Domizio, Referente per l'Abruzzo del Progetto Prodeitalia 

C'è grande attesa per la Riforma di Equitalia che entrerà in vigore dal prossimo mese di luglio del 2017. Intanto la società incaricata della riscossione dei tributi fa sapere che il 53% degli italiani ha contratto debiti di natura tributaria con la stessa fra 0 e 1.000 euro e che il 3,7% ha debiti sopra i 100milaeuro.  Numeri indicativi del peso che i debiti, nel perdurante periodo di crisi, hanno assunto per le famiglie e per le aziende. Per questo diventa utile precisare, in attesa che sulla rottamazione delle cartelle di pagamento venga fatta maggiore chiarezza, come fra gli strumenti a disposizione del contribuente per sanare le proprie esposizioni debitorie ci sia anche il fallimento del consumatore. Si tratta della cosiddetta procedura di esdebitazione, istituto ancora poco utilizzato in Italia, almeno, fino all'attuazione del decreto previsto dalla legge n. 3/2012, che fissa i requisiti degli organismi deputati a gestire tale procedura. Purtroppo sono ancora pochi gli italiani che conoscono questa legge e che, quindi, sanno di poter presentare al competente tribunale un piano di uscita dalla crisi da indebitamento. Questo, una volta omologato dal Giudice, permette di cancellare i debiti contratti in misura sostanziale, come è accaduto, ad esempio, con il noto provvedimento emesso dal Tribunale di Busto Arsizio. Il Giudice, dopo aver valutato l'effettiva capacità del debitore di onorare il debito nei confronti di Equitalia, ha deciso di ridurre l'ammontare dello stesso di circa l'87%, defalcando la cartella esattoriale originaria dagli 87 mila euro iniziali ad 11 mila euro. Il tribunale di Busto Arsizio è stato il primo in Italia ad applicare la nuova legge, anche se, sicuramente, non rimarrà un caso isolato. Alla luce della vigente normativa è quindi possibile attivare il procedimento di esdebitazione, anche se il creditore è l'agente per la riscossione. Chi ha una o più cartelle esattoriali di Equitalia che non riesce a pagare può proporre – per evitare di vedersi ipotecata la casa, bloccato il conto corrente, pignorata la pensione o lo stipendio, subire il fermo dell'auto – una sorta di pagamento percentuale dell'intero debito che, una volta autorizzato dal tribunale, avrà efficacia vincolante sia per il debitore sia per Equitalia. Nel merito, i privati, i liberi professionisti, gli imprenditori agricoli o gli imprenditori che non rientrano nella soglia del fallimento, possono accedere a questa procedura concettualmente simile a quella prevista dalla legge fallimentare. Il requisito principale per accedervi è il sovraindebitamento, vale a dire quella situazione di perdurante squilibrio economico tra i pagamenti da effettuare e il patrimonio prontamente liquidabile del debitore, circostanza che determina una definitiva incapacità del debitore ad adempiere regolarmente ai propri obblighi economici. Il privato strozzato dalla crisi o dai debiti con il fisco, pertanto, deve prima rivolgersi al tribunale con una proposta di estinzione delle proprie pendenze tributarie che, se accolta, vincola i creditori, anche nel caso di pagamento parziale di tutti i debiti. Il tribunale competente è quello della città in cui il debitore risiede o ha la sede. La procedura di esdebitazione prevede il piano del consumatore che indica le modalità con cui il privato intende recuperare i soldi per pagare i creditori e come tale pagamento avverrà. Esso viene redatto con l'ausilio di un professionista (avvocato, commercialista, notaio) o dell'organo di composizione della crisi (l'O.c.c.), nominato dal Tribunale e svolgente una funzione di consulenza a favore del debitore.

Il contenuto del piano deve prevedere:

1) Il pagamento integrale dei crediti impignorabili;

2) le garanzie rilasciate per il puntuale adempimento di quanto proposto;

3) le modalità di liquidazione dei beni;

4) la previsione di pagamento parziale dei crediti assistiti da privilegio, pegno, ipoteca, a condizione che sia assicurato il pagamento della misura realizzabile liquidando il bene su cui insiste il titolo di prelazione. Per i tributi che costituiscono risorse proprie della Ue, Iva e ritenute operate ma non versate, è possibile solo la dilazione di pagamento ma non lo stralcio. E' bene inoltre ricordare che il piano può prevedere l'affidamento del patrimonio disponibile per adempiere alle obbligazioni a un gestore, il cui compito è di eseguire la sua liquidazione e la conseguente distribuzione del ricavato ai creditori. Il gestore deve essere un professionista avvocato o commercialista. Conclusivamente, la legge n. 3/2012 offre finalmente strumenti concreti per eliminare quello stato di perenne indebitamento che, purtroppo, molti privati e piccoli imprenditori sono costretti a subire, fornendo loro l'occasione di ripartire e riacquistare fiducia nel proprio futuro.


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